Perché ho rispedito indietro l’International Herald Tribune

16 02 2011

(originale su Il Predellino)

Affezionato lettore dell’International Herald Tribune da più di un quarto di secolo, e abbonato fisso da almeno 12 anni, il 14 febbraio 2011 ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare. Ho messo il giornale in una busta, con una bella letterina di accompagnamento, e l’ho rimandato indietro (direttamente a Parigi). Perché quando è troppo, è troppo.

dal nostro corrispondente a Londra, Maurizio Morabito
Tutto è cominciato quando durante la tradizionale lettura mattutina del giornale, ho notato un articolo a pagina 3, bello in evidenza e accompagnato da una foto gigante della manifestazione “Se non ora quando” del 13 febbraio a Roma. Titolo dell’articolo, «Angry voices rise against Berlusconi», «Voci arrabbiate si alzano contro Berlusconi»

E fin qui niente di strano: a parte un rarissimo articolo di Rachel Donadio del 22 gennaio scorso, l’IHT non ha mai fatto molto per far comprendere ai suoi lettori neanche le basi del “fenomeno Berlusconi” e del “caso Italia”, preferendo le solite macchiette e mezze verità.

Ma la stessa Donadio, in compagnia della coautrice dell’articolo sulla manifestazione romana, Elisabetta Povoledo, ha stavolta superato se stessa, scrivendo un pezzo di propaganda spicciola e neanche tanto velata. L’articolo in inglese è infatti di 784 parole, delle quali 766 sono contro Berlusconi. E solamente 18, a favore, nel senso che è stata infilata una insensata frasetta a forza:

«Mr. Berlusconi and his defenders have dismissed the demonstrations as purely political, calling his critics “moralists” and “puritans”», ovvero «Berlusconi e chi lo difende hanno rigettato i cortei come puramente politici, etichettando i suoi critici come “moralisti” e “puritani”». Nient’altro. Meno del 2.4% del totale dell’articolo, per chi volesse fare due conti.

Niente spazio quindi ad alcuna critica alle manifestazioni, anzi ad alcun ragionamento che possa andare al di là delle solite lamentazioni. Niente spazio neanche ad una voce non certo berlusconiana come quella di Beppe Severgnini, visto che la manifestazione l’ha criticata per suoi motivi anche lui.

E allora lo dicano forte e chiaro, all’International Herald Tribune/New York Times. Dicano di non avere intenzione di pubblicare notizie dall’Italia, e di preferire intervenire a cervello spento e con la propaganda a mille, quasi volessero imitare un qualsiasi giornalucolo egiziano filogovernativo dei tempi di Mubarak.

E se quello è il caso, allora si tengano il giornale. Per intanto, come ho detto, l’ho rimandato indietro, al Servizio Clienti però, chiedendo loro di mandarmi l’edizione giusta, quella scritta professionalmente e giornalisticamente, invece che l’edizione delle stupidaggini. Chissà.

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All’Armi Siam Dipietristi!

12 07 2009

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia il 10 luglio)

In che cosa crede Antonio Di Pietro? E’ quanto viene da chiedersi mentre ci guarda dal paginone acquistato sull’International Herald Tribune del 9 luglio (“Appello alla Comunita’ Internazionale – La Democrazia e’ in pericolo in Italia“). E con quale obiettivo ha deciso di “alzare la posta” riguardo il Lodo Alfano rivolgendosi “urbi et orbi”?

Dunque cominciamo. Possiamo essere sicuri che l’on. Di Pietro non crede (niente congiuntivo) nel Governo. Come ripete ormai spesso, lo considera “regime piduista fascista razzista”. Di Pietro non crede neanche nel Parlamento (d’altronde, se pensa che in Italia ci sia un “regime”, che senso avrebbe?), perche’ di indignazioni l’ex-Magistrato se ne riempie la bocca ma poi in materia di proposte di legge concrete e fattibili non brilla certo per iniziativa.

L’on. Di Pietro non crede neanche nei Giudici e nella Giustizia. Ci avesse creduto di piu’, probabilmente non sarebbe passato da uno dei Poteri dello Stato a un altro, fondando addirittura il suo Partito. La sua fiducia nella Magistratura italiana e’ cosi’ bassa, da aver fatto recentemente ricorso alla immunita’ parlamentare europea, invece di provare la sua innocenza che tutti dichiarano palese. E come non notare che anche De Magistris, novello parlamentare europeo dell’IdV, continua a ripetere che come giudice non lo hanno fatto lavorare? Suggerendo, appunto, che la Giustizia in Italia non funziona piu’ (a parte, forse, quando insegue Silvio Berlusconi).

Il fondatore dell’Italia dei Valori non crede neanche piu’ nella Presidenza della Repubblica, dove Giorgio Napolitano, un leader internazionalmente riconosciuto come appena sancito dal Presidente Obama, viene ripetutamente liquidato dall’on. Di Pietro con frasi poco gentili, come “a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo” (seguito da un famoso “il silenzio e’ mafioso” poi frettolosamente ritrattato); e “[c’e’] un golpe e Napolitano usa la piuma”. Tanto per dirne due.

Quanto sta accadendo in questi giorni rivela anche che l’on. Di Pietro non crede nella Corte Costituzionale. Non e’ solo un problema legato alla “cena galeotta e carbonara” di Manzella e Paolo Maria Napolitano (ma i Carbonari si facevano davvero beccare a cena da estranei?). La Corte Costituzionale, che dovra’ giudicare entro alcuni mesi sul Lodo Alfano, e’ composta da quindici giudici, e si puo’ anche dubitare sul significato e l’efficacia di un eventuale tentativo di influenzare le decisioni di appena due di essi, peraltro gia’ noti esponenti della parte politica del premier Berlusconi.

L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani. E’ stata appena fatta una nuova tornata elettorale, e francamente solo in Italia ottenere il favore dell’ 8% dell’elettorato (una persona su tredici, anzi considerato il numero di votanti una persona su venti) viene considerato un successo. In altre realta’ qualcuno si sarebbe reso conto che non sono certo quelli i numeri per andare al Governo, e quindi il futuro per chi crede davvero nelle proprie idee sarebbe il confluire in una formazione politica piu’ grande. Ma per l’on. Di Pietro queste cose sicuramente sono quisquilie di scarsa importanza, visto che lui sta difendendo la Democrazia (e gli elettori si sono fatti imbonire dal monopolio radiotelevisivo del Primo Ministro). Non aveva annunciato un referendum per abrogare il Lodo Alfano, qualora questo venisse approvato dalla Corte Costituzionale? Perche’ allora cercare di coinvolgere la Comunita’ Internazionale ben prima che possa essere tentato un meccanismo legale e democratico grazie al quale gli elettori italiani possono cancellare leggi ritenute ingiuste o inique?

Non abbiamo finito. L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani all’estero. Se avesse avuto un minimo di senso civico nei loro confronti, non li avrebbe sottoposti all’imbarazzo di vedere un politico di un Paese democratico pagare un’intera pagina per un appello per la Democrazia, per fare un appello poi a chi italiano non e’, come se ogni altra strada fosse ormai preclusa e gli Ayatollah iraniani, il Partito Comunista Cinese o il Governo nordcoreano stessero facendo abbeverare i loro cavalli di fronte a San Pietro. Praticamente, un modo per dire che secondo l’on. Di Pietro, non e’ possibile piu’ credere neanche all’Italia. La quale Italia andrebbe salvata richiamando i Lanzichenecchi, pardon, volevo dire trasformandola magari in un protettorato ONU o mettendola sotto la tutela della Unione Europea (non e’ dato sapere quale sia la preferenza del leader dell’IdV).

Ma siamo sicuri che l’on. Di Pietro creda nella Comunita’ internazionale? Anche li’ i dubbi sono prossimi al livello delle certezze. Per esempio nel 2006 il Consiglio d’Europa ha dichiarato che in Italia “nonostante la concentrazione della proprieta’ [delle televisioni nazionali], c’e’ considerabile varieta’ di contenuti nei giornali nazionali e negli altri mezzi di comunicazione di massa”.

Smentisce le dichiarazioni di Di Pietro anche il recente rapporto di Freedom House che ha declassato l’Italia da “Libera” a “Parzialmente Libera”, rapporto commentato da tanti ma letto praticamente da nessuno (la bozza della relazione sull’Italia e’ gia’ disponibile ma solo su richiesta). Le preoccupazioni di Freedom House non si limitano certo a Mediaset e alla RAI, e includono le leggi italiane sulla diffamazione (che nessun partito sembra interessato a cambiare), la crisi che ha investito La7, le minacce a Saviano da parte della camorra, e gli attacchi a Roma di gruppi di stampo fascista contro i giornalisti che volevano scrivere articoli sulle loro attivita’ soprattutto xenofobe. Tutto cio’ riguardo la liberta’ di stampa (viene anche fatto notare come il blog di Grillo sia uno dei piu’ frequentati al mondo..e questo sarebbe “regime”?): ma se guardiamo a un altro rapporto della stessa Freedom House, l’Italia e’ (ovviamente) indicata come politicamente
libera.

E poi, a chi e’ rivolto l'”appello alla Comunita’ internazionale”? Non certo alle Istituzioni, come l’Unione Europea, la NATO, l’ONU o qualunque altra ci possa mai venire in mente come possibile recipiente di un appello fatto attraverso le pagine di un giornale, invece che tramite i canali appropriati inclusi quelli diplomatici. Chi leggera’ mai un “appello” che puzza molto di bega esoterica di politica interna, rispetto ai morti in Iraq, Afghanistan e Pakistan, in Tibet e Xinjiang in Cina, e rispetto al golpe in Honduras, alle manifestazioni in Iran?

A parte sconcertati emigrati italiani, leggeranno solo persone che gia’ sono interessate all’Italia, e quindi probabilmente si sono gia’ fatte un’idea che non sara’ cambiata da questo o quell’annuncio pubblicitario. Insomma e’ come se il Tonino nazionale avesse detto al mondo: “Fissati antiberlusconiani di tutto il mondo, unitevi”. E avesse poi continuato: “Non credo a niente delle Istituzioni e fondamenta democratiche dell’Italia. Non credo nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nella Presidenza della Repubblica, nella Corte Costituzionale, negli elettori in Italia e all’estero. Non credo nell’Italia e non credo nel Consiglio d’Europa. Non credo a Freedom House, e non credo alle Istituzioni internazionali”.

Ma proviamo a riflettere: se per l’on. Di Pietro le istituzioni democratiche e repubblicane non sono importanti, almeno non quanto la sua personale interpretazione della Costituzione; e se verra’ deciso altrimenti da quella, e la Corte Costituzionale lascera’ in vigore il Lodo Alfano; e se mancheranno interventi dall’estero; e se il referendum fallira’: essendo in pericolo a suo dire la Democrazia in Italia, cosa gli restera’ da fare? Di fronte al piu’ classico “a mali estremi”, quale potra’ mai essere la risposta?

E non e’ necessario che sia proprio l’on. Di Pietro a lanciarsi apertamente e consapevolmente per quella strada. Chissa’ quanti sono pronti a completare il proverbio, a esplicitare il sillogismo in sua vece.

Qualcuno controlli i traffici d’armi. Furono quelli i primi segnali della guerra in Jugoslavia