FANTETTI: Il Governo Berlusconi sopprime la soppressione della Circoscrizione Estero

25 07 2011

Comunicato Stampa del Sen. FANTETTI: Il Governo Berlusconi sopprime la soppressione della Circoscrizione Estero.

Nella bozza di riforma costituzionale in corso di analisi da parte del Consiglio dei Ministri NON c’è la soppressione della Circoscrizione elettorale ad hoc per gli Italiani all’estero.

Gli oltre 4,5 milioni di connazionali ufficialmente residenti all’estero possono rassicurarsi perchè la ventilata e denegata ipotesi fatta circolare nei giorni scorsi in una bozza ufficiosa di testo non è mai stata seriamente presa in considerazione. Anche perchè -come da Noi immediatamente indicato- ciò non fa parte del programma elettorale premiato dagli elettori (anche all’estero) ed in corso di rispettosa attuazione da parte della maggioranza.

Il governo Berlusconi, invece, da sempre impegnato con tutte le sue forze per la valorizzazione dell’eccezionale patrimonio costituito dall’Altra Italia, rilancia la sua azione riformatrice anche in questo settore.

Entro il termine di questa legislatura, oltre ai provvedimenti già approvati sugli incentivi per il rientro di cervelli e giovani talenti e quello sui funzionari italiani delle organizzazioni internazionali, completeremo la riforma di COMITES e CGIE (provvedendone al rinnovo), e metteremo finalmente ordine nella strategica materia della tutela e promozione degli esercizi pubblici di ristorazione italiana nel mondo.

Come parlamentari del Popolo della Libertà in rappresentanza degli Italiani all’estero, faremo altresì la nostra parte nel processo di riforma costituzionale con proposte mirate e costruttive volte a rafforzare tutto il nostro impianto istituzionale.

Di una cosa però si può essere certi fin da ora: sugli Italiani all’estero il Governo Berlsuconi non lascia, raddoppia!

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Mercoledi’ al Circolo Presidenziale degli Scacchi: Silvio Kasparov vs Gianfranco Karpov

4 08 2010

di Maurizio Morabito

Cosa vuol dire quando anche un Sottosegretario del Governo in carica diventa solo una piccola pedina in un gioco molto piu’ grande? Vuol dire che siamo tutti su una scacchiera, e stiano attenti i pedoni!

In attesa dunque che la caliente estate di Caliendo raggiunga il suo apice in un pomeriggio agostano di Roma (sono previsti, fuori da Montecitorio, 29.5C, vento moderato), invece di abbandonarsi alla solita dietrologia e scervellarsi sui motivi reconditi di certe scelte, puo’ risultare utile analizzare in che situazione si trovino i contendenti, a cominciare dai due Gran Maestri (di scacchi, eh, non facciamo i maliziosi…).

Da un lato c’e’ Silvio “Kasparov” Berlusconi. L’indiscutibile vincitore di elezioni, capace di risollevare il PdL da un disastro incalcolabile nel Lazio fino addirittura alla vittoria netta; circondato come sempre da fedelissimi; e determinato allo scontro duro con chi gli si opponga in maniera netta: ieri, i Comunisti, oggi, il Presidente della Camera. Eppure, e’ adesso solo.

Cosa altro aspettarci da chi e’ “disceso” in politica, non “entrato”? Nel suo approcciarsi alla politica in una maniera appunto di continua sfida anticonformista, non c’e’ da meravigliarsi nel vedere il Presidente Berlusconi senza molto supporto nel conflitto con il Presidente Fini. Finanche l’on. Ghedini e il Sottosegretario Letta hanno fatto sapere, prima della fatidica Direzione del PdL del 29 luglio, di preferire un documento molto piu’ conciliatore di quello che e’ poi stato firmato.

Non che quel supporto sia assolutamente necessario: anche perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non abbastanza pochi, ma sempre pochi). Il Primo Ministro si e’ esposto pero’ a rischi non trascurabili, incluso il problema di scontarsi con un gruppo politico che ha fatto della lealta’ un valore fondativo. Gli e-AN convinti a cambiare casacca, insomma, abbandonando il leader storico, saranno per forza di cose gli stessi pronti a cambiare casacca anche in futuro, abbandonando il leader di turno.

C’e’ chi corre rischi molto piu’ grandi pero’. Dall’altra parte della scacchiera, ecco infatti Gianfranco “Karpov” Fini, anch’egli solo, dalla sua parte, anche perche’ perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non troppo pochi, ma sempre pochi)

Probabilmente da troppi anni in politica per non essere accusabile di contraddizione e bizantinismo, il Presidente della Camera, per chi non se ne fosse accorto, ha detto di essere stato espulso dal PdL, ma come quei calciatori cui non sembra importare del cartellino rosso, non e’ per niente andato via dal partito. Anzi, ha definito i suoi gruppi parlamentari come modi per “manifestare la protesta”. Niente nuovo partito, dunque, almeno per il momento, ma un turbinio di difficile comprensione.

Cosa ha portato alla guerra contro Berlusconi, infatti? Il problema, qualunque esso sia, non e’ politico. I “finiani” rimangono in maggioranza, alcuni addirittura nel Governo: ma allora non ci sono questioni di carattere operativo neanche al livello dell’attivita’ giornaliera del Governo stesso.Si parla tanto dell’importanza della liberta’ di dissenso: ma allora dove sono le settimane di voti contrari, da parte dei “finiani”, che avrebbero dovuto poi portare alla scissione dei gruppi parlamentari? Adesso si vocifera di una astensione sulla fiducia a Caliendo, un comportamento a meta’ fra il Ponzio Pilato e il Circolo degli Ignavi e probabilmente altrettanto entusiasmante per l’elettorato.

Il rischio con l’elettorato e’ che il Presidente Fini venga definito come capace di scontrarsi su problemi di carattere filosofico-esoterico (e non politico) in un momento che tutti definiscono difficile, sia a livello nazionale che internazionale: un elettorato che si aspetta che alle elezioni poi tutti vadano uniti, come al solito. Dieci su dieci per l’intrattenimento estivo, ma cinque in condotta per “Futuro e Liberta’”.

C”e un lato molto positivo in tutto questo, comunque, per Il Presidente della Camera: ha dimostrato a tutti quale sia il livello del suo contendere. Mai per esempio ha detto una parola o si e’ esposto a un tu-per-tu con personaggi potenzialmente importanti anche in prospettiva futura come il Ministro Tremonti. Se uno e’ definito soprattutto dai nemici che sceglie, il Presidente Fini puo’ direttamente nutrirsi di molta dell’energia di Silvio Berlusconi stesso.

E noi altri? Altro che luce riflessa…e’ buio, e probabilmente l’oscurita’ aumentera’ quando calera’ la mano dello scacchista che voglia spostarci da questa o quella parte (ricordiamo che spesso, alcuni pezzi vanno ahime’ sacrificati). La cosa piu’ utile e’ notare chi siano i “guastatori” dell’una e dell’altra parte, perche’ le banderuole si nascondono fra loro. Per quanto riguarda l’estero, e’ anche peggio: l’aria e’ da solitudine post-“inverno nucleare”.

Cosa direbbero un gruppo di interisti sperduti su un isolotto in Micronesia, se Moratti dicesse loro di tifare Balotelli? Se il referente, il tramite fra il centro del partito e la tua periferia si mette in contrapposizione a quel centro, chi e’ adesso il tuo referente? Se un domani ti dira’ “Fai questo, fai quello” potrai fidarti oppure dovrai dolorosamente ragionare da solo, confrontare sempre se quello che ti viene chiesto faccia parte di un “pensiero di corrente”? Ragionamento analogo, purtroppo, anche per qualunque nuovo “referente”…

Visto che siamo tutti soli allora, il modo piu’ logico per affrontare la situazione e’ di restare uniti (anche perche’, all’estero il numero di attivisti politici italiani e’ per forza di cose molto basso). Chi voglia seguire Fini lo segua, chi voglia seguire Berlusconi lo segua, tanto non andremo nessuno, per il momento, da nessuna parte.

Più che le motivazioni o anche la coerenza quello che deve interessare è la franchezza e l’onestà. Anche perchè la porta rimane sempre aperta per ogni figliol prodigo, aspettando che fini-sca la partita a scacchi.

E come fini-ra’? Non occorre essere Sun Tzu per capire come non convenga lanciare una sfida quando non si ha la forza per sostenere e magari anche vincere il duello. Sul carro dello sconfitto, come si sa, non vuole salirci proprio nessuno. Tutte ovvieta’ che Silvio e Gianfranco conoscono sicuramente bene.

Speriamo solo che a furia di picconarsi a vicenda, nessun anonimo scriva di loro come del Valentino (Borgia, non Rossi), che

non si conobbe e con la sua ignoranza
cascò d’altezza in gran calamità.
Così val senza ragion possanza.





Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

3 08 2010

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

-di Maurizio Morabito

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all'”attivita’”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…





Il Partito rimanga unito, dialoghiamo per complementarci

21 04 2010

Il Gruppo del PdL Regno Unito, in linea con il pensiero di tutti vertici del partito nazionale e locale, desidera esprimere piena adesione alla politica del Premier Silvio Berlusconi, ed esternare la soddisfazione nel vedere realizzato dal Presidente Gianfranco Fini il nostro auspicio, che il partito cioe’ rimanga compatto, cosi’ come compatta deve essere l’attivita dell’Esecutivo supportata anche recentissimamente dal piu’ volte rinnovato mandato elettorale e messa in essere anche grazie all’attivismo di noi tesserati.

Siamo convinti che il PdL sia capace di raccogliere e sintetizzare le idee e le istanze di tutte le componenti del partito. Tutti gli amici elettori, simpatizzanti e iscritti del PdL, di qualunque particolare aspetto del partito ritengano di sentirsi parte in questo importante momento di passaggio e maturazione politica, troveranno porte sempre aperte e la disponibilita’ piena a un dialogo dove elementi diversi si complementino senza pero’ scontrarsi. E’ questa prima di tutto la nostra esperienza, lo spirito con cui portiamo avanti da quasi un anno la nostra iniziativa all’insegna dell’unita’, che non significa unanimita’ ma una attitudine al confronto che rende inutili se non impossibili le fronde interne.

Il Gruppo del PdL per il Regno Unito ha fiducia di ritrovare pieno appoggio a questa serena dichiarazione, in particolar modo da parte dei nostri referenti, il sen. Raffaele Fantetti e gli on. Guglielmo Picchi e Aldo Di Biagio





Beppe Severgnini A Londra

10 02 2010

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

Italiani all’estero, Severgnini a Londra
“Di fronte a una sala gremita da un centinaio di persone Beppe Severgnini ha presentato il 4 febbraio alla LSE su invito della locale associazione studentesca Italian Society la sua interpretazione del successo del Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.
di Maurizio Morabito, corrispondente di ItaliachiamaItalia da Londra

Il titolo della presentazione (tutta in inglese, per una volta!) era gia’ tutto un programma: «Signor B: An Italian Mirror». Il noto giornalista e blogger del Corriere della Sera voleva insomma chiedere a se stesso e ai presenti se il Presidente Berlusconi sia uno specchio dell’Italia e degli italiani. Ma e’ poi andato anche oltre : il leit-motiv della serata e’ stata infatti la « decostruzione » del Presidente del Consiglio per individuare i fattori che spieghino perche’ a dominare la politica italiana degli ultimi sedici anni sia stato proprio un personaggio come Silvio Berlusconi.

Una parentesi e’ doverosa: a chi va spiegato, il motivo del successo berlusconiano? Evidentemente, a chi non lo ha capito…cioe’, alla stragrande maggiorana di chi vota a sinistra, e in special modo di chi vota Partito Democratico. Da questo punto di vista la pur profonda analisi di Severgnini non e’ sembrata aver particolare successo : gran parte dell’audience e’ sembrata divertirsi alle parole del giornalista gia’ corrispondente da Londra per il Giornale ai tempi di Montanelli, ma non c’e’ stato granche’ segno che abbiano poi colto il senso degli sforzi di Severgnini, e cioe’ l’invito ad andare al di la’ della ingenua illusione che il Presidente Berlusconi abbia vinto tre elezioni perche’ gli italiani sarebbero mezzi imbecilli ignoranti ammaliati da semivestite signorine sui canali TV targati Mediaset.

Eppure Severgnini ha provato a cestinare una tale visione che dire sbagliata e’ dire poco. Ha cominciato quasi in perfetto orario, in un’aula dove e’ stato necessario portare altre sedie visto il successo di pubblico, molto all’inglese con una serie di battute, dichiarando poi di voler capire le cause della dominazione politica del Presidente del Consiglio al di fuori di valutazioni personali e soprattutto di parte (politica).

Ha iniziato parlando del fattore « Umano », di Silvio Berlusconi come specchio della Nazione, leader populista che quindi segue le aspirazioni e i gusti dei votanti facendo loro in pratica « l’occhiolino ». Secondo fattore, quello « Spirituale », con il seguire i precetti della Chiesa Cattolica in maniera almeno ufficiale. Poi un fattore « Bruce Willis », quello cioe’ di una Destra che si e’ fatta con Berlusconi spazio (vedi lottizzazione RAI) in maniera ancora piu’ spregiudicata della gia’ cinicissima Sinistra italiana.

Tocca dunque a un fattore « Truman Show », con la vita che si trasforma in spettacolo televisivo, il conflitto d’interessi, il desiderio di controllare il defluire delle notizie soprattutto a livello dei telegiornali della sera. C’e’ anche un fattore « Zelig » nella capacita’ del Presidente Berlusconi di essere quello che l’interlocutore desideri, ancora meglio di Clinton e Blair, pro-russo con Putin, pro-americano con Obama, pro-israeliano con Netanyahu, etc etc.

Severgnini ha poi parlato di un fattore « Maggie », da Margaret Thatcher, con Silvio Berlusconi capace di mettere insieme un Governo stabile, non in balia dei Sindacati, con figure popolari e rispettate da tutti come il Ministro degli Interni Roberto Maroni ; un fattore « Foot », gioco di parole in inglese con il nome di un vecchio leader laburista e che potremo tradurre come « Zappa » nel senso di zappa che la Sinistra italiana continua da anni a gettarsi sui piedi ; un fattore « Medici », con Silvio Berlusconi che ha trasformato lo Stato in una « Signoria » come quelle rinascimentali ; un fattore « Palio », che riguarda tutti coloro che piu’ che votare per il Presidente Berlusconi, votano contro la Sinistra italiana ; e infine un fattore « Perroncel », dal nome della modella francese che ha conquistato i cuori di mezza squadra del Chelsea ed e’ al momento al centro dell’ultima tranche di scandali sessuali britannici.

Alla fine di tale monologo proferito con dovizia di verve, Severgnini ha accettato di rispondere solo brevissimamente a una serie di domande. Fra le risposte piu’ interessanti, il suo paragonare il Presidente Berlusconi a un mix fra « Peron, Putin e Sinatra « ; l’indicazione che il Berlusconi del futuro sara’ un leader anche digitale e non solo « analogico » ; e il lamentarsi della scarsa sensibilita’ del Presidente del Consiglio di fronte ai possibili danni all’immagine dell’Italia all’estero quando agisce in modi che fanno anche crescere il consenso fra gli Italiani.

Il tutto e’ finito con un regalo dalla Italian Society, chissa’ perche’ un cappello che fa assomigliare Severgnini a un Michael Moore molto dimagrito (se ne sconsiglia vivamente l’uso in pubblico…).

Certo uno puo’ essere d’accordo o no in tutto o in parte con questa analisi della leadership berlusconiana : ma alla fine lo stesso Severgnini deve essersi reso conto di aver titillato la maggior parte del pubblico ma solo in maniera superficiale, ritrovandosi a dover sottolineare che anche gli aspetti piu’ piccanti della vita pubblica del Presidente del Consiglio vanno analizzati seriamente e non con le solite risatine e sguardi verso il cielo. L’impressione e’ stata proprio che l’uditorio non-berlusconiano non sia capace di muoversi oltre un generico e cieco odio contro la figura del Presidente Berlusconi, neanche se invitato ad andare oltre da un giornalista di indubbia intelligenza, capacita’ di analisi e di presentazione delle proprie idee e a cui Berlusconi non sta certo molto simpatico.

Se, come dice Severgnini, in tanti ancora si trastullano con Beppe Grillo con l’idea che in Italia ci sia un ristretto gruppo di cattivoni con a capo il Presidente del Consiglio, e cinquanta milioni di pecorelle che attendono con ansia di essere salvate, non sembra esserci molto da sperare per il futuro del dibattito politico (anche fra gli Italiani a Londra).





Beppe Grillo parte dal Regno Unito con uno straordinario (in)successo

9 02 2010

(articolo originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

Beppe Grillo parte dal Regno Unito con uno straordinario (in)successo

Al bagno di folla di chi crede nel nuovo Profeta della umorpolitica italiana è corrisposto il più classico dei silenzi assordanti su giornali e TV locali
di Maurizio Morabito

Che rumore fa un albero quando cade in un bosco, se non c’e’ nessuno ad ascoltare? Una vecchia e probabilmente irrisolta annosa questione filosofica, a cui alcuni rispondono che in realta’ qualcuno ad ascoltare c’e’, per esempio gli alberi accanto. Al che ci si puo’ chiedere: ma a noi cosa importa cosa ascoltino gli alberi accanto?

Immediata un’analogia fra quanto sopra e lo straordinario insuccesso (nonostante quanto riportato in Italia) della visita di Beppe Grillo nel Regno Unito, a Oxford e Londra, dove al bagno di folla di chi crede nel nuovo Profeta della umorpolitica italiana e’ corrisposto il piu’ classico dei silenzi assordanti su giornali e TV locali. E questo nonostante avesse spacciato il suo viaggio come “una missione per spiegare che tipo di Italia è diventata questa, come ci conoscono all’estero e che misure debbono prendere”.

Altro che “sputtanamento” dell’Italia… Forse e’ difficile spiegare qualcosa a degli stranieri, quando non se ne parla neanche la lingua (tutti gli interventi di Grillo sono stati rigorosamente in italiano). Forse chi non conosce le lingue straniere, dovrebbe piu’ saggiamente stare a casa invece di atteggiarsi a paladino dell’informazione europea. Grillo (che del tour nel Regno ha fatto una menzione minimissima ad oggi sul suo blog), continuera’ adesso in altre nazioni europee, e speriamo per lui che mastichi un minimo di Français o Deutsch.

Speriamo anche che non ci abbia nemmeno provato, Beppe Grillo, a stabilire una linea di contatto con i media britannici. Speriamo cioe’ che quando scriveva “Vado in questi posti, dall’Inghilterra alla Francia, mi sposterò in Germania, a portare un antidoto…a questo virus immondo”, Grillo stesse dicendo il falso sapendo di mentire, perche’ altrimenti e’ stato un disastro colossale. Sembra che in assenza di agiografi (di cui, in Italia, ne ha a bizzeffe), Grillo non lo abbia calcolato quasi nessuno (che fara’ adesso, si lamentera’ della tirannia mediatica di Berlusconi a livello europeo???).

Neanche il sito della London School of Economics ha ritenuto necessario pubblicizzare il video della serata con Grillo…a tutt’oggi, esistono solo due riferimenti al viaggio di Grillo in inglese non scritti da italiani: un articolo sul periodico di intrattenimento e spettacoli TimeOut, e un blog scritto da John Lloyd, noto giornalista e organizzatore dell’incontro a Oxford. Solo che pochissimi anzi nessuno leggera’ TimeOut per crearsi un’opinione politica di alcun tipo (sarebbe come cercare di informarsi del dibattito parlamentare dalle pagine di “Sorrisi&Canzoni TV”). E. John Lloyd ha pubblicato una mezza stroncatura, affermando che: (1) Grillo e’ un demagogo (nel senso peggiorativo del termine); (2) Grillo ha avuto molto successo nel costruire il suo network di consenso, ma non e’ riuscito a danneggiare in maniera sostanziale il Governo Berlusconi; (3) Grillo e’ un gran attore di commedie, e se il suo umorismo e’ divertente, ancora non si sa quanto possa contribuire alla democrazia e al buongoverno.

Che e’ venuto a fare dunque Beppe Grillo a Londra e Oxford? Probabilmente a fare un po’ di “autofinanziamento”, e a “predicare ai convertiti”, come si dice in English. Alla fine della fiera, gli unici effetti tangibili di cotanta agitazione sono stati infatti i biglietti venduti, e il rincuorare le truppe grilline: la squadra dei fedelissimi ha infatti pensato di accogliere l’Idolo con la simpatica trovata di acquistare elmetti, ovviamente solo per stabilire la solidita’ della loro militanza e non per eventuali sogni di natura paramilitare.

Non meravigliamoci se il prossimo acquisto comprenda un assortimento di “manganelli per grillo”. Come disse quel comico con la “G” (Greggio, non Grillo), “So’ ragassi…”.





Giocando all’Apocalisse – A Londra, un nuovo episodio di odioamore per il Presidente Berlusconi

21 01 2010

Si e’ consumato il 19 Gennaio 2010 nella capitale britannica, nei rinomati locali della London School of Economics, il consueto attacco frontale contro il Presidente Silvio Berlusconi. Questa volta l’onore di dire di tutto e di piu’ e’ toccato a Paolo Mancini, Professore presso la Facolta’ di Scienze Politiche a Perugia e attualmente ospite all’Universita’ di Oxford grazie alla Fondazione Monte dei Paschi. E come capita sempre (a parte rarissime eccezioni come il dibattito a Oxford lo scorso ottobre), al Relatore e’ stata data ampia opportunita’ di esprimersi senza il patema d’animo di un interlocutore accanto a se’ sul palco.

A chi giovino questi monologhi, prediche ai convertiti antiberlusconiani necessariamente prive di contenuti che siano nuovi o interessanti, non e’ dato sapere.

Il titolo stesso dell’incontro non lasciava dubbi: “Al di là del ‘Senso Comune’ di Berlusconi. Un nuovo modello di politica per il 21 ° secolo”. Quale sarebbe questo nuovo modello? Nientepopodimeno che “un segnale della fine delle forme della politica che caratterizzato gli ultimi due secoli in Europa”. Addirittura: l’avvento di Silvio Berlusconi concluderebbe le esperienze da Giacobini e Sanculotti in poi, piu’ o meno.

E poi dicono che saremmo noi quelli che stravedono per il Presidente del Consiglio.

Secondo Mancini, si tratta di un fenomeno basato intorno alla televisione. Dunque il Silvio nazionale ne sarebbe il fulgido esempio, “in grado di entrare con successo sulla scena politica a causa del suo impero televisivo e dei suoi legami poco chiari con organizzazioni e imprese illegali”. A questo punto e’ partita la straordinaria novita’ di una filippica su mafia, tangenti, malaffari con il condimento della disinformazione (a proposito, in Italia, secondo il Prof Mancini non conoscerebbero poi cosi’ tanto bene internet).

Visto che i rinomati organizzatori non si sono premurati di stabilire alcun dialogo, come PdL del Regno Unito non perdiamo neanche noi tanto tempo a rispondere a una tale teoria di accuse. A rappresentarci fra il pubblico alla LSE, c’erano il Cav. Vincenzo Zaccarini, apprezzato fondatore del primo Coordinamento britannico del PdL e l’imperturbabile Avv. Ilaria Filippi, nostra vice-coordinatrice: i quali, con un certo successo fra il pubblico, hanno fornito l’unico sale alla serata, chiedendo come si potesse dare cosi’ tanta importanza alla televisione, in modo superficiale e semplicistico. Il Prof. Mancini ha dovuto dare ragione, almeno in parte, ai nostri rappresentanti, ammettendo che il Governo Berlusconi rappresenta novita’ importanti, in particolare per quanto riguarda l’efficienza della pubblica amministrazione, l’imprenditoria e il fisco. Alla domanda su quali fossero le basi per ritenere la maggioranza degli Italiani cosi’ stupida da farsi abbindolare dalla televisione, il Prof. Mancini non ha invece dato risposta.

Rimane dunque un mistero come l’autore di svariati libri e lo studioso del “rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e politica” finisca con l’appiattirsi sulle solite tiritere. In ultima analisi, a risuonare di piu’ sembrano proprio essere non le lagnanze, quanto l’enorme rispetto (e invidia?) che il Presidente Berlusconi riesce ad evocare in chi si dichiara suo nemico e al tempo stesso arriva praticamente ad idolatrarlo come lo Zeus della politica italiana, il centro cui tutto e tutti orbitano attorno, vincente per natura, ubiquo nella mente degli Italiani e quasi onnipotente.

Insomma, come disse “quel” Caio Valerio…lo odiano, e lo amano. Come possano fare cio’, si chiederanno. Ma sentono che cosi’ avviene, e se ne tormentano.