Christmas Reception 2010

6 12 2010

Il Popolo della Libertà del Regno Unito

l’On. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti

sono lieti di invitare amici, simpatizzanti e dirigenti alla

Christmas Reception 2010

Venerdì 10 Dicembre 2010 ore 18.30

saranno presenti deputati e senatori del Popolo della Libertà e membri del Governo

Queen’s Club, Palliser Road, West Kensington, W14 9EQ

Drinks & Canapes

RSVP: segreteria AT picchi DOT info





Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

2 12 2010

di Maurizio Morabito

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li'”, con un nuovo “li'” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li'”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li'”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.





In dirittura d’arrivo il D.L. Letta-Fantetti “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”

30 11 2010

Comunicato Stampa del Sen. Raffaele Fantetti

E’ stata approvata in Commissione Finanze e Tesoro la c.d. “Legge Letta-Fantetti” ovvero il D.L. d’iniziativa parlamentare n. 2212 sugli “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”. La finalità precipua del provvedimento consiste nell’incentivare quei cittadini comunitari che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post laurea all’estero e che decidono di fare rientro in Italia attraverso agevolazioni fiscali per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa. È un provvedimento, già assunto da altri Paesi in Europa, cui guardano con estremo interesse le giovani generazioni della cosiddetta “Nuova Emigrazione Professionale”.

Fantetti: Con accordo condiviso, abbiamo proceduto in modo di non intaccare il testo uscito dalla Camera per raggiungere l’obiettivo strategico della pronta entrata in vigore e non “bruciare” i termini già peraltro limitati al 31/12/2013. Per questo, le diverse obiezioni segnalate dalle Commissioni che hanno reso pareri e le precisazioni richieste dal Governo sono state rielaborate e fatte confluire nel testo di un Ordine del Giorno da me presentato ed accettato dal Governo –rappresentato dall’on. Sottosegretario Casero- come raccomandazione.

Oltre agli uffici competenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze – rappresentati dall’on. Sottosegretario Viale- sono intervenute nei lavori della Commissione VI la Commissione Affari Esteri e la Commissione Istruzione con pareri positivi condizionati nonché le Commissioni Affari Costituzionali, Industria, Lavoro, Giustizia, Affari Europei, con pareri positivi.

Fantetti: In aggiunta a quanto segnalato dai previsti attori istituzionali, ho ritenuto doveroso cogliere questa occasione per introdurre un rimando all’obbligo di iscrizione all’AIRE che compete a tutti i cittadini italiani che risiedono all’estero per oltre 12 mesi. L’AIRE riveste diversi ruoli strategici nella più ampia costruzione legislativa dedicata agli italiani all’estero ed il suo effettivo ed aggiornato utilizzo è una garanzia per tutti.

Il Disegno di Legge è stato ora trasmesso all’Assemblea del Senato con la relazione di accompagnamento del sen. Fantetti e sarà discussa appena la conferenza dei capigruppo e la Presidenza del Senato concorderanno la data di incardinamento.





Sulla commemorazione il 14 novembre al Cimitero Militare di Brookwood

18 11 2010

Comunicato Stampa: Il PdL Regno Unito e la commemorazione il 14 novembre al Cimitero Militare di Brookwood (Inghilterra)

Londra, 16 Nov – Il Coordinamento Nazionale del PdL del Regno Unito esprime la propria soddisfazione a riguardo della forte e istituzionale presenza registrata lo scorso 14 novembre al Cimitero Militare di Brookwood (Inghilterra) in occasione della tradizionale commemorazione annuale dei 337 caduti italiani che li’ riposano. Fra le personalità presenti, Sua Eccellenza Alain Giorgio Maria Economides, Ambasciatore d’Italia a Londra, il Console Generale d’Italia a Londra Uberto Vanni d’Archirafi, l’Addetto per la Difesa, Ammiraglio Francesco Maria de Biase, oltre naturalmente alla “nostra” rappresentanza parlamentare al completo, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti.

Sotto una pioggia che ha aggiunto all’atmosfera sobria e riflessiva di un evento che, nelle parole dello scalabriniano Padre Renato Zilio su “Zenit”, e’ “un gesto di memoria e di pietà, a cui la comunità italiana è ormai affezionata da sempre”, le Autorita’ hanno davvero saputo cogliere il sentimento di tutti i presenti nel deporre corone di fiori a ricordo di più di trecento connazionali sepolti lontano dalla madrepatria, per la quale hanno sacrificato la loro vita.

Vogliamo altresì notare con soddisfazione come anche quest’anno, la sezione Militare dell’Ambasciata Italiana abbia voluto far coincidere la nostra commemorazione con il “Remembrance Day” britannico, il “Giorno della Rimembranza” dedicato ai caduti al servizio di Sua Maesta’, giorno di estremo valore e fondamentale nel calendario di ogni Suddito della Corona. La grande partecipazione associativa, infine, indica come la Comunita’ italiana sia come sempre particolarmente attiva nel Regno Unito, e naturalmente oggi come in passato sarà nostra cura mantenere, coltivare ed ampliare i già ottimi rapporti con tutte le rappresentanze dei nostri connazionali
all’estero.

Cerimonia a Brookwood

Cerimonia a Brookwood

(nella foto: il Sen Raffaele Fantetti, primo a sinistra; accanto a lui l’on. Guglielmo Picchi. Quarto da sinistra, il Console Generale d’Italia a Londra Uberto Vanni d’Archirafi. Primo da destra, Sua Eccellenza Alain Giorgio Maria Economides, Ambasciatore d’Italia a Londra)

 

Dal Responsabile Stampa e Comunicazione del Coordinamento Nazionale
del PdL del Regno Unito

Maurizio Morabito





Mercoledi’ al Circolo Presidenziale degli Scacchi: Silvio Kasparov vs Gianfranco Karpov

4 08 2010

di Maurizio Morabito

Cosa vuol dire quando anche un Sottosegretario del Governo in carica diventa solo una piccola pedina in un gioco molto piu’ grande? Vuol dire che siamo tutti su una scacchiera, e stiano attenti i pedoni!

In attesa dunque che la caliente estate di Caliendo raggiunga il suo apice in un pomeriggio agostano di Roma (sono previsti, fuori da Montecitorio, 29.5C, vento moderato), invece di abbandonarsi alla solita dietrologia e scervellarsi sui motivi reconditi di certe scelte, puo’ risultare utile analizzare in che situazione si trovino i contendenti, a cominciare dai due Gran Maestri (di scacchi, eh, non facciamo i maliziosi…).

Da un lato c’e’ Silvio “Kasparov” Berlusconi. L’indiscutibile vincitore di elezioni, capace di risollevare il PdL da un disastro incalcolabile nel Lazio fino addirittura alla vittoria netta; circondato come sempre da fedelissimi; e determinato allo scontro duro con chi gli si opponga in maniera netta: ieri, i Comunisti, oggi, il Presidente della Camera. Eppure, e’ adesso solo.

Cosa altro aspettarci da chi e’ “disceso” in politica, non “entrato”? Nel suo approcciarsi alla politica in una maniera appunto di continua sfida anticonformista, non c’e’ da meravigliarsi nel vedere il Presidente Berlusconi senza molto supporto nel conflitto con il Presidente Fini. Finanche l’on. Ghedini e il Sottosegretario Letta hanno fatto sapere, prima della fatidica Direzione del PdL del 29 luglio, di preferire un documento molto piu’ conciliatore di quello che e’ poi stato firmato.

Non che quel supporto sia assolutamente necessario: anche perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non abbastanza pochi, ma sempre pochi). Il Primo Ministro si e’ esposto pero’ a rischi non trascurabili, incluso il problema di scontarsi con un gruppo politico che ha fatto della lealta’ un valore fondativo. Gli e-AN convinti a cambiare casacca, insomma, abbandonando il leader storico, saranno per forza di cose gli stessi pronti a cambiare casacca anche in futuro, abbandonando il leader di turno.

C’e’ chi corre rischi molto piu’ grandi pero’. Dall’altra parte della scacchiera, ecco infatti Gianfranco “Karpov” Fini, anch’egli solo, dalla sua parte, anche perche’ perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non troppo pochi, ma sempre pochi)

Probabilmente da troppi anni in politica per non essere accusabile di contraddizione e bizantinismo, il Presidente della Camera, per chi non se ne fosse accorto, ha detto di essere stato espulso dal PdL, ma come quei calciatori cui non sembra importare del cartellino rosso, non e’ per niente andato via dal partito. Anzi, ha definito i suoi gruppi parlamentari come modi per “manifestare la protesta”. Niente nuovo partito, dunque, almeno per il momento, ma un turbinio di difficile comprensione.

Cosa ha portato alla guerra contro Berlusconi, infatti? Il problema, qualunque esso sia, non e’ politico. I “finiani” rimangono in maggioranza, alcuni addirittura nel Governo: ma allora non ci sono questioni di carattere operativo neanche al livello dell’attivita’ giornaliera del Governo stesso.Si parla tanto dell’importanza della liberta’ di dissenso: ma allora dove sono le settimane di voti contrari, da parte dei “finiani”, che avrebbero dovuto poi portare alla scissione dei gruppi parlamentari? Adesso si vocifera di una astensione sulla fiducia a Caliendo, un comportamento a meta’ fra il Ponzio Pilato e il Circolo degli Ignavi e probabilmente altrettanto entusiasmante per l’elettorato.

Il rischio con l’elettorato e’ che il Presidente Fini venga definito come capace di scontrarsi su problemi di carattere filosofico-esoterico (e non politico) in un momento che tutti definiscono difficile, sia a livello nazionale che internazionale: un elettorato che si aspetta che alle elezioni poi tutti vadano uniti, come al solito. Dieci su dieci per l’intrattenimento estivo, ma cinque in condotta per “Futuro e Liberta’”.

C”e un lato molto positivo in tutto questo, comunque, per Il Presidente della Camera: ha dimostrato a tutti quale sia il livello del suo contendere. Mai per esempio ha detto una parola o si e’ esposto a un tu-per-tu con personaggi potenzialmente importanti anche in prospettiva futura come il Ministro Tremonti. Se uno e’ definito soprattutto dai nemici che sceglie, il Presidente Fini puo’ direttamente nutrirsi di molta dell’energia di Silvio Berlusconi stesso.

E noi altri? Altro che luce riflessa…e’ buio, e probabilmente l’oscurita’ aumentera’ quando calera’ la mano dello scacchista che voglia spostarci da questa o quella parte (ricordiamo che spesso, alcuni pezzi vanno ahime’ sacrificati). La cosa piu’ utile e’ notare chi siano i “guastatori” dell’una e dell’altra parte, perche’ le banderuole si nascondono fra loro. Per quanto riguarda l’estero, e’ anche peggio: l’aria e’ da solitudine post-“inverno nucleare”.

Cosa direbbero un gruppo di interisti sperduti su un isolotto in Micronesia, se Moratti dicesse loro di tifare Balotelli? Se il referente, il tramite fra il centro del partito e la tua periferia si mette in contrapposizione a quel centro, chi e’ adesso il tuo referente? Se un domani ti dira’ “Fai questo, fai quello” potrai fidarti oppure dovrai dolorosamente ragionare da solo, confrontare sempre se quello che ti viene chiesto faccia parte di un “pensiero di corrente”? Ragionamento analogo, purtroppo, anche per qualunque nuovo “referente”…

Visto che siamo tutti soli allora, il modo piu’ logico per affrontare la situazione e’ di restare uniti (anche perche’, all’estero il numero di attivisti politici italiani e’ per forza di cose molto basso). Chi voglia seguire Fini lo segua, chi voglia seguire Berlusconi lo segua, tanto non andremo nessuno, per il momento, da nessuna parte.

Più che le motivazioni o anche la coerenza quello che deve interessare è la franchezza e l’onestà. Anche perchè la porta rimane sempre aperta per ogni figliol prodigo, aspettando che fini-sca la partita a scacchi.

E come fini-ra’? Non occorre essere Sun Tzu per capire come non convenga lanciare una sfida quando non si ha la forza per sostenere e magari anche vincere il duello. Sul carro dello sconfitto, come si sa, non vuole salirci proprio nessuno. Tutte ovvieta’ che Silvio e Gianfranco conoscono sicuramente bene.

Speriamo solo che a furia di picconarsi a vicenda, nessun anonimo scriva di loro come del Valentino (Borgia, non Rossi), che

non si conobbe e con la sua ignoranza
cascò d’altezza in gran calamità.
Così val senza ragion possanza.





“Young Guns”, giovani Repubblicani cercasi per ripensare l’economia

4 08 2010

(originariamente pubblicato su L’Occidentale)

di Giorgio Calì e Filippo Gaddo
30 Luglio 2010

Ci sono molti aspetti positivi nella politica Americana: la capacità di rinnovarsi, anche dopo tremende crisi; la capacità di trovare idee nuove, ma anche quella di ritrovare idee buone ma cadute in disuso; un ampio bacino culturale da cui attingere; ed il costante emergere sulla scena di giovani, nuovi, ‘rampanti’ personaggi politici. Se ci si concentra solo sulle elezioni presidenziali forse non è facile notare tale aspetto, ma se si guarda più in attenzione alle elezioni per il congresso e per i governatori dei vari stati è difficile mancarlo.

Gli ultimi tre-quattro anni hanno visto il panorama politico americano in costante flusso: il crollo della ‘right nation’ (il dominio repubblicano del congresso), il ritorno dei Democratici al comando di tutte e due le camere e la presidenza, la candidatura di Barack Obama, l’emergere dei ‘Tea Party’, ed il rapido declino dei Democratici. Ma questa non è la notizia piu’ interessante per il futuro della politica in America. Negli ultimi due anni una nuova figura è entrata sulla scena, il cui obiettivo primario è ritrovare la solvibilità fiscale dello stato americano ed il ritorno degli Stati Uniti ad una politica fiscale responsabile che promuova la crescita economica, la produttività ed la libertà di scegliere il proprio destino. In caso vi siano dubbi, no, non stiamo parlando del presidente Obama, ma del deputato (Congressman) Paul Ryan del primo distretto del Wisconsin.

Col suo nuovo piano economico ‘A roadmap for America’ si è fermamente stabilito come il difensore dei principi economici liberali classici, conservatori, contro la crescita e l’intrusione dello stato nella vita dei cittadini americani, non usi, come siamo qui in Europa, alla gargantuesca dimensione dell’amministrazione pubblica. Un repubblicano ed un conservatore fiscale vero, erede delle idee Reaganiane, con un obiettivo preciso: mettere l’America di nuovo sulla strada della sostenibilità, e risolvere così il problema del debito pubblico, il problema della sanita’, il problema pensionistico – in poche parole il suo piano renderebbe la ‘Social Security’ solvibile. Il suo è l’unico piano presentato da Democratici o Repubblicani che consegua tale obiettivo di lungo termine – è stato analizzato e contro-analizzato da vari istituti, incluso il CBO (Congressional Budget Office).

E quando è emerso che il piano di Ryan è il migliore in circolazione, i Democratici, in crisi di idee e sotto pressione in tutti sondaggi, non hanno potuto fare altro che criticarlo, deriderlo o ignorarlo. Per essere sinceri il Presidente Obama ha riconosciuto in un discorso in Febbraio Ryan come un valido ‘opponente’, con idee interessanti, ma solo per poi criticarlo senza remore – ma al tempo stesso senza scalfirlo più di tanto, visto che le sue stesse critiche non reggono ad un attento scrutinio. Cosa che Paul Ryan ha puntualmente fatto e fa ogni volta che qualcuno lo attacca. Più viene criticato e più la sua immagine cresce con le sue puntuali risposte. E tutto questo a dispetto di media sicuramente non favorevoli alla sua causa. Non viene realmente promosso dai MSM (Main Stream Media) i quali sono notoriamente in America di centro-sinistra, ma nemmeno da quelli più tradizionalmente di destra (per esempio Fox news).

In realtà parte della destra americana e molti dei suoi colleghi repubblicani non sono totalmente in accordo con le sue idee – le vedono quasi come troppo radicali. Molti Repubblicani preferirebbero una buona dose di populismo alla dura realtà delle idee di Ryan – ma abbiamo visto dove il populismo sta portando Obama. Nonostante lo scarso supporto dei media, attraverso i vari mezzi di comunicazione non tradizionali (vedi blog o altri mezzi via internet come facebook – chi scrive è stato fra i primi “amici” di Ryan, due anni fa, quando aveva solo 100 fan, ora ne ha più di di 10,000), ed i tea party, Ryan si sta facendo conoscere e siamo pronti a scommettere che la sua figura diventerà presto il portavoce dei conservatori ‘fiscali’ (i deficit hawks) e si spera in un non troppo lontano futuro di tutti i repubblicani. Forse non per una candidatura nel 2012 (Ryan finora ha continuato a ripetere di non essere interessato) ma almeno come guida ‘filosofica” (in materia economica) del partito, pronto per una elezione nel 2016 (da ricordare che Ryan ha solo 40 anni).

Ma Ryan non si limita solo a cercare una soluzione ai problemi economici del paese, lui sta anche portando avanti un progetto di rigenerazione del partito repubblicano. Assieme a Eric Cantor e Kevin McCarthy hanno fondato e stanno guidando il programma Young Guns – per trovare giovani talenti politici pronti a guidare il partito repubblicano nel futuro. Nel 2007 Fred Barnes, uno dei più autorevoli commentatori di destra in America, che scrive per lo Weekly Standard, aveva presentato i tre giovani politici (Paul Ryan, Eric Cantor e Kevin McCarthy), provenienti da diverse parti dell’America, come le ‘Young Guns’, le nuove promesse della destra americana: i tre condividevano e condividono i principi ed ideali di un conservativismo fiscale, un interesse e programmi per riparare i fallimenti sistemici dello stato e del suo apparato di welfare ed un’ abilità di connettersi con i giovani. Il trio, ispirato dalle parole di Barnes, hanno poi deciso di fondare un programma per scoprire e supportare le giovani leve e le promesse del partito Repubblicano. Alle elezioni del 2008 il programma ha dato supporto a 24 candidati, quattro dei quali sono stati poi eletti. Più di 50 sono oggi i membri del programma (ufficiali oppure ‘on the radar’). Il programma sta avendo successo e se continuasse a tale passo potrebbe progressivamente portare addirittura ad una riforma dello stesso partito Repubblicano (o almeno di una sua buona parte).

Cosa si può imparare allora da tale esperienza in America? Cambiando velocemente teatro e guardando più vicino a casa nostra, e tenendo bene in considerazione la differente situazione politica, saremmo in grado oggi di trovare il Paul Ryan d’Italia? Dove si trova un giovane politico con idee nuove, serie, coraggiose ed ambiziose? Quali sono le Young Guns della destra e del centro-destra Italiano? Lanciamo in questa occasione una sfida, o almeno lanciamo una ricerca nel panorama politico italiano per tali figure – non stiamo di certo dicendo che tali figure manchino. Il centro-destra in Italia non è come in America all’opposizione ed in crisi di idee come lo era il partito Repubblicano nel 2007-2008. Ma al tempo stesso la politica italiana in sé ha bisogno di giovani leve, di nuove e coraggiose idee, e di nuove figure che ispirino i giovani a ritornare alla politica. Andiamo allora in cerca del Paul Ryan e delle Young Guns d’Italia. La sfida è aperta.





Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

3 08 2010

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

-di Maurizio Morabito

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all'”attivita’”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…