Arrivederci Donald J. Stewart!

11 05 2011

Capitanata dall’on. Guglielmo Picchi e dal Sen. Raffaele Fantetti, una rappresentanza del PdL per il Regno Unito ha partecipato nella serata di martedí 10 maggio allo Champagne Farewell Party in onore di Donald J. Stewart MBE, da tanti anni lo Agent per la Cities of London and Westminster Conservative Association.

Donald, che ha deciso di andare in pensione (in Italia, fra l’altro), ed è stato in contatto con esponenti di FI/PdL da molti anni, ha ricevuto come piccolo regalo/souvenir da parte della delegazione italiana il pin a tre bandiere creato per commemorare il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Al termine della festa si sono svolte di fronte a una gremitissima sala un’asta e un estrazione a sorte di vari premi.

(nella foto: da sinistra, il Sen. Raffaele Fantetti, Donald J. Stewart MBE, l’on. Guglielmo Picchi, Filippo Gaddo, responsabile PdL per Londra e Ilaria Filippi, Vice Coordinatore per il PdL per il Regno Unito)





Perché ho rispedito indietro l’International Herald Tribune

16 02 2011

(originale su Il Predellino)

Affezionato lettore dell’International Herald Tribune da più di un quarto di secolo, e abbonato fisso da almeno 12 anni, il 14 febbraio 2011 ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare. Ho messo il giornale in una busta, con una bella letterina di accompagnamento, e l’ho rimandato indietro (direttamente a Parigi). Perché quando è troppo, è troppo.

dal nostro corrispondente a Londra, Maurizio Morabito
Tutto è cominciato quando durante la tradizionale lettura mattutina del giornale, ho notato un articolo a pagina 3, bello in evidenza e accompagnato da una foto gigante della manifestazione “Se non ora quando” del 13 febbraio a Roma. Titolo dell’articolo, «Angry voices rise against Berlusconi», «Voci arrabbiate si alzano contro Berlusconi»

E fin qui niente di strano: a parte un rarissimo articolo di Rachel Donadio del 22 gennaio scorso, l’IHT non ha mai fatto molto per far comprendere ai suoi lettori neanche le basi del “fenomeno Berlusconi” e del “caso Italia”, preferendo le solite macchiette e mezze verità.

Ma la stessa Donadio, in compagnia della coautrice dell’articolo sulla manifestazione romana, Elisabetta Povoledo, ha stavolta superato se stessa, scrivendo un pezzo di propaganda spicciola e neanche tanto velata. L’articolo in inglese è infatti di 784 parole, delle quali 766 sono contro Berlusconi. E solamente 18, a favore, nel senso che è stata infilata una insensata frasetta a forza:

«Mr. Berlusconi and his defenders have dismissed the demonstrations as purely political, calling his critics “moralists” and “puritans”», ovvero «Berlusconi e chi lo difende hanno rigettato i cortei come puramente politici, etichettando i suoi critici come “moralisti” e “puritani”». Nient’altro. Meno del 2.4% del totale dell’articolo, per chi volesse fare due conti.

Niente spazio quindi ad alcuna critica alle manifestazioni, anzi ad alcun ragionamento che possa andare al di là delle solite lamentazioni. Niente spazio neanche ad una voce non certo berlusconiana come quella di Beppe Severgnini, visto che la manifestazione l’ha criticata per suoi motivi anche lui.

E allora lo dicano forte e chiaro, all’International Herald Tribune/New York Times. Dicano di non avere intenzione di pubblicare notizie dall’Italia, e di preferire intervenire a cervello spento e con la propaganda a mille, quasi volessero imitare un qualsiasi giornalucolo egiziano filogovernativo dei tempi di Mubarak.

E se quello è il caso, allora si tengano il giornale. Per intanto, come ho detto, l’ho rimandato indietro, al Servizio Clienti però, chiedendo loro di mandarmi l’edizione giusta, quella scritta professionalmente e giornalisticamente, invece che l’edizione delle stupidaggini. Chissà.





Piccolo grande freddo

8 12 2010

di Maurizio Morabito

(originariamente pubblicato su Il Predellino)

Il periodo fra oggi e la riapertura dei lavori della Camera per il fatidico voto del 14 dicembre si riempirà di elaborate elucubrazioni riguardo il futuro della politica italiana, fantasie da fantapolitica e imperscrutabili insinuazioni riguardo più o meno tutti i principali personaggi impegnati nella tenzone. Avremo un governo tecnico forte, a breve? Allora, che vada alle elezioni per dimostrare la sua forza. E un governo tecnico stabile? Allora, perché non è stato formato prima? Questo stesso periodo di “calma piatta” permette però anche di riflettere su quanto sia avvenuto finora.

E in particolare, fa risaltare quanto la strategia della terra bruciata da parte dei Futuristi/Finiani/Filini sia assolutamente insensata, a meno che la loro base elettorale non siano gli elettori Pd e Idv. E non è detto che non lo sia. E quindi Fli potrebbe anche arrivare alle doppie cifre, ma senza prendere che voti marginali al Pdl. Assistiamo infatti quotidianamente a un curioso comportamento di attacco a testa bassa contro sia il Presidente Berlusconi che il Popolo della Libertà. Ipotizzando che non si tratti di questioni di carattere personale, l’unica alternativa logica è che dietro tutto questo ci sia un desiderio smodato di quella che gli inglesi chiamano la Usp (“unique selling proposition”), la voglia di “differenziarsi”: a furia di insulti e accuse però.

Solo che differenziarsi a base di insulti e accuse contro Berlusconi e affini non può che attirare in Fli chi è scontento di Berlusconi in partenza, cioè chi votava Pd e Idv, visto che di antiberlusconiani nel Pdl ce ne sono stati sempre pochi. Pensare allora che la situazione arrivi a vedere un travaso consistente di voti se non maggioritario dal Pdl a Fli significa immaginarsi l’accadere di un numero vastissimo di piccoli miracoli, l’improvviso cambiare idea di chi ha seguito fino ad oggi il Presidente Berlusconi nella direzione di un vacuo Fini (e già sarebbe abbastanza!) e addirittura di quei giganti della politica che sono Casini e Rutelli.

A spingere Fli verso insulti e accuse è il semplice fatto che dal punto di vista politico non esiste alcuna proposta nuova di stampo Fli. Non esiste un vero e proprio “programma Fli”, anzi non è neanche il momento di parlare di programma. L’intero discorso politico italiano non è imperniato sui programmi, ma sulla persona-Berlusconi, in barba appunto a ogni programma, vuoi per mandarlo a casa, vuoi per lasciarlo dov’è. E a ridurre la situazione così è stato chi ha incentrato tutto sulla lotta a Berlusconi come persona, i vari D’Alema, Rutelli, Veltroni, Bersani, Di Pietro, e adesso Fini. Che successo hanno avuto quelli prima di Fini? Zero. Chi ha vinto contro Berlusconi? Due volte, Prodi, che non è antiberlusconiano. Quali sono le probabilità che questa volta vinca Fini? Zero. Quindi adesso toccherebbe a Fini e Filini di venire allo scoperto con un programma.

Si tratta pero’ per loro di un campo minato, che rischia in ogni caso di eliminare ogni ragion d’essere (politica) di Fli: se riusciranno infatti a mostrare un programma che non sia un programma Pdl, si saranno piazzati chiaramente a sinistra, per cui addio a ogni ambizione di centrodestra; ma se il loro programma fosse invece da Pdl, perché non far confluire le due compagini insieme, come già accaduto con Fi e An? Magari un giorno gli ex-colleghi di partito decideranno di disarzigogolizzarsi: nel frattempo, se per sciagura scomparisse Berlusconi dalla scena politica, ci troveremmo tutti guidati da dei microbi della politica.

Che prospettiva entusiasmante! E tutto, perché’ qualcuno per l’ennesima volta sta cercando di togliere di mezzo il Presidente Berlusconi.





Il Mito del Terzo Polo

8 12 2010

di Filippo Gaddo

(originariamente pubblicato su Il Predellino)

Nei momenti di crisi, in Italia come in molti altri paesi, quando i partiti di maggioranza entrano in difficoltà puntuale come un orologio svizzero riemerge il mito del terzo partito o terzo “polo”. Diciamo mito non nel senso che non esista o che non abbia un ruolo importante all’interno della bilancia politica di un paese, ma mito nel senso che il terzo partito è presentato come la risposta a tutte le difficoltà e soluzione a tutti i problemi. Nei sistemi bipartitici o bipolari, una terza forza è quasi sempre presente nell’ombra – per mantenere la pressione sui partiti di maggioranza (governo ed opposizione). In questo ruolo è una forza positiva anche se raramente tale terzo partito viene chiamato a prendere le redini del governo e ad assumersi pesanti ed importanti responsabilità.

In certe occasioni lo si è visto assumere ruolo di transizione (un “caretaker government” ), sostituendosi ad un governo impopolare o in crisi prima di nuove elezioni, ma molto di rado, se guardiamo ai risultati, il terzo polo o partito vince le elezioni. Gli elettori possono accettare per un tempo breve una terza forza, se questa è necessaria a risolvere un ‘impasse’ governativa, ma al momento di prendere decisioni sulla futura direzione del paese si rivolgono ai tradizionali e più sicuri poli di potere. Esistono eccezioni ovviamente: in ogni paese ci sono congiunture particolari che scuotono le strutture istituzionali e che portano a sconvolgimenti nel panorama politico (si veda tangentopoli in Italia), ma tali congiunture sono rare.

Se guardiamo ai risultati elettorali nei paesi più tradizionalmente bipartitici, quelli anglosassoni, si vede come il ruolo del terzo partito è più quello di ‘coscienza’ dei partiti di maggioranza che di vero centro di potere. Negli Stati Uniti, candidati di terzi partiti dal 1990 hanno vinto solo l’un per cento o meno delle competizioni per il Congresso; nelle elezioni presidenziali terzi candidati possono svolgere un ruolo importante – ma solo in termini di voti ‘rubati’ ad uno dei due partiti di maggioranza (si vedano le elezioni del 1992). Candidati come Buchanan o Perot infatti fanno notizia, qualche volta spettacolo, ma non vincono. L’ultima volta che un terzo candidato ha avuto una vera possibilità di successo era il 1912 ed il candidato era Teddy Roosvelt – già un presidente di successo e oltretutto un ex-repubblicano , e quindi non una vera e propria terza forza estranea alla cultura dei due poli di maggioranza.

In Gran Bretagna, il 2010 è il primo esempio in più di settant’anni che un terzo partito è entrato nel governo, ma anche qui c’è un ‘caveat’: è un governo di coalizione, il primo ministro è sempre un Conservatore. Simile è la situazione in Germania: terzi partiti entrano in governo, ma solo come junior partners (come i Verdi o i Liberali). Cosa dire della Francia? Si guardi all’esempio di Bayrou il quale ha fallito nel suo tentativo di cambiare le regole del gioco, in un paese dove le regole cambiano spesso. Oggi giorno i terzi partiti più forti in Europa sono spesso forze agli estremi dello scenario politico: di destra o sinistra (si vedano le recenti elezioni in Olanda o Svezia). In nessun caso però, il terzo polo si è presentato ed è stato accettato dagli elettori come la soluzione di lungo termine a problemi strutturali del paese. Quindi possiamo provare, a prima vista e consapevoli che un’analisi più attenta è necessaria nel futuro, ad elencare le leggi del Terzo Partito:

1) il Terzo Partito e’ spesso il risultato di una scissione da uno dei partiti di maggioranza;
2) il Terzo Partito è più forte quanto più forte è il voto di protesta;
3) il Terzo Partito non vince elezioni;
4) il Terzo Partito va al governo solo in coalizione;
5) Il Terzo Partito se vince, vince solo per l’effetto “leader” ,il voto è per un leader carismatico e non per le idee del partito.

Con questo non vogliamo dire che terzi poli o partiti non svolgano un ruolo importante. Tutt’altro, in una democrazia sana e robusta sono fondamentali. Ma nessuno si illuda che il Terzo Partito sia il deus ex machina che risolve tutti i problemi. I problemi vengono risolti da governi stabili e forti e in momenti difficili da un modico di cooperazione fra gli schieramenti opposti. Il terzo partito può aiutare tali operazioni ma non le può sostituire.





Christmas Reception 2010

6 12 2010

Il Popolo della Libertà del Regno Unito

l’On. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti

sono lieti di invitare amici, simpatizzanti e dirigenti alla

Christmas Reception 2010

Venerdì 10 Dicembre 2010 ore 18.30

saranno presenti deputati e senatori del Popolo della Libertà e membri del Governo

Queen’s Club, Palliser Road, West Kensington, W14 9EQ

Drinks & Canapes

RSVP: segreteria AT picchi DOT info





Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

2 12 2010

di Maurizio Morabito

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li'”, con un nuovo “li'” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li'”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li'”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.





In dirittura d’arrivo il D.L. Letta-Fantetti “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”

30 11 2010

Comunicato Stampa del Sen. Raffaele Fantetti

E’ stata approvata in Commissione Finanze e Tesoro la c.d. “Legge Letta-Fantetti” ovvero il D.L. d’iniziativa parlamentare n. 2212 sugli “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”. La finalità precipua del provvedimento consiste nell’incentivare quei cittadini comunitari che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post laurea all’estero e che decidono di fare rientro in Italia attraverso agevolazioni fiscali per lo svolgimento di attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa. È un provvedimento, già assunto da altri Paesi in Europa, cui guardano con estremo interesse le giovani generazioni della cosiddetta “Nuova Emigrazione Professionale”.

Fantetti: Con accordo condiviso, abbiamo proceduto in modo di non intaccare il testo uscito dalla Camera per raggiungere l’obiettivo strategico della pronta entrata in vigore e non “bruciare” i termini già peraltro limitati al 31/12/2013. Per questo, le diverse obiezioni segnalate dalle Commissioni che hanno reso pareri e le precisazioni richieste dal Governo sono state rielaborate e fatte confluire nel testo di un Ordine del Giorno da me presentato ed accettato dal Governo –rappresentato dall’on. Sottosegretario Casero- come raccomandazione.

Oltre agli uffici competenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze – rappresentati dall’on. Sottosegretario Viale- sono intervenute nei lavori della Commissione VI la Commissione Affari Esteri e la Commissione Istruzione con pareri positivi condizionati nonché le Commissioni Affari Costituzionali, Industria, Lavoro, Giustizia, Affari Europei, con pareri positivi.

Fantetti: In aggiunta a quanto segnalato dai previsti attori istituzionali, ho ritenuto doveroso cogliere questa occasione per introdurre un rimando all’obbligo di iscrizione all’AIRE che compete a tutti i cittadini italiani che risiedono all’estero per oltre 12 mesi. L’AIRE riveste diversi ruoli strategici nella più ampia costruzione legislativa dedicata agli italiani all’estero ed il suo effettivo ed aggiornato utilizzo è una garanzia per tutti.

Il Disegno di Legge è stato ora trasmesso all’Assemblea del Senato con la relazione di accompagnamento del sen. Fantetti e sarà discussa appena la conferenza dei capigruppo e la Presidenza del Senato concorderanno la data di incardinamento.