Il Mito del Terzo Polo

8 12 2010

di Filippo Gaddo

(originariamente pubblicato su Il Predellino)

Nei momenti di crisi, in Italia come in molti altri paesi, quando i partiti di maggioranza entrano in difficoltà puntuale come un orologio svizzero riemerge il mito del terzo partito o terzo “polo”. Diciamo mito non nel senso che non esista o che non abbia un ruolo importante all’interno della bilancia politica di un paese, ma mito nel senso che il terzo partito è presentato come la risposta a tutte le difficoltà e soluzione a tutti i problemi. Nei sistemi bipartitici o bipolari, una terza forza è quasi sempre presente nell’ombra – per mantenere la pressione sui partiti di maggioranza (governo ed opposizione). In questo ruolo è una forza positiva anche se raramente tale terzo partito viene chiamato a prendere le redini del governo e ad assumersi pesanti ed importanti responsabilità.

In certe occasioni lo si è visto assumere ruolo di transizione (un “caretaker government” ), sostituendosi ad un governo impopolare o in crisi prima di nuove elezioni, ma molto di rado, se guardiamo ai risultati, il terzo polo o partito vince le elezioni. Gli elettori possono accettare per un tempo breve una terza forza, se questa è necessaria a risolvere un ‘impasse’ governativa, ma al momento di prendere decisioni sulla futura direzione del paese si rivolgono ai tradizionali e più sicuri poli di potere. Esistono eccezioni ovviamente: in ogni paese ci sono congiunture particolari che scuotono le strutture istituzionali e che portano a sconvolgimenti nel panorama politico (si veda tangentopoli in Italia), ma tali congiunture sono rare.

Se guardiamo ai risultati elettorali nei paesi più tradizionalmente bipartitici, quelli anglosassoni, si vede come il ruolo del terzo partito è più quello di ‘coscienza’ dei partiti di maggioranza che di vero centro di potere. Negli Stati Uniti, candidati di terzi partiti dal 1990 hanno vinto solo l’un per cento o meno delle competizioni per il Congresso; nelle elezioni presidenziali terzi candidati possono svolgere un ruolo importante – ma solo in termini di voti ‘rubati’ ad uno dei due partiti di maggioranza (si vedano le elezioni del 1992). Candidati come Buchanan o Perot infatti fanno notizia, qualche volta spettacolo, ma non vincono. L’ultima volta che un terzo candidato ha avuto una vera possibilità di successo era il 1912 ed il candidato era Teddy Roosvelt – già un presidente di successo e oltretutto un ex-repubblicano , e quindi non una vera e propria terza forza estranea alla cultura dei due poli di maggioranza.

In Gran Bretagna, il 2010 è il primo esempio in più di settant’anni che un terzo partito è entrato nel governo, ma anche qui c’è un ‘caveat’: è un governo di coalizione, il primo ministro è sempre un Conservatore. Simile è la situazione in Germania: terzi partiti entrano in governo, ma solo come junior partners (come i Verdi o i Liberali). Cosa dire della Francia? Si guardi all’esempio di Bayrou il quale ha fallito nel suo tentativo di cambiare le regole del gioco, in un paese dove le regole cambiano spesso. Oggi giorno i terzi partiti più forti in Europa sono spesso forze agli estremi dello scenario politico: di destra o sinistra (si vedano le recenti elezioni in Olanda o Svezia). In nessun caso però, il terzo polo si è presentato ed è stato accettato dagli elettori come la soluzione di lungo termine a problemi strutturali del paese. Quindi possiamo provare, a prima vista e consapevoli che un’analisi più attenta è necessaria nel futuro, ad elencare le leggi del Terzo Partito:

1) il Terzo Partito e’ spesso il risultato di una scissione da uno dei partiti di maggioranza;
2) il Terzo Partito è più forte quanto più forte è il voto di protesta;
3) il Terzo Partito non vince elezioni;
4) il Terzo Partito va al governo solo in coalizione;
5) Il Terzo Partito se vince, vince solo per l’effetto “leader” ,il voto è per un leader carismatico e non per le idee del partito.

Con questo non vogliamo dire che terzi poli o partiti non svolgano un ruolo importante. Tutt’altro, in una democrazia sana e robusta sono fondamentali. Ma nessuno si illuda che il Terzo Partito sia il deus ex machina che risolve tutti i problemi. I problemi vengono risolti da governi stabili e forti e in momenti difficili da un modico di cooperazione fra gli schieramenti opposti. Il terzo partito può aiutare tali operazioni ma non le può sostituire.

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