“Young Guns”, giovani Repubblicani cercasi per ripensare l’economia

4 08 2010

(originariamente pubblicato su L’Occidentale)

di Giorgio Calì e Filippo Gaddo
30 Luglio 2010

Ci sono molti aspetti positivi nella politica Americana: la capacità di rinnovarsi, anche dopo tremende crisi; la capacità di trovare idee nuove, ma anche quella di ritrovare idee buone ma cadute in disuso; un ampio bacino culturale da cui attingere; ed il costante emergere sulla scena di giovani, nuovi, ‘rampanti’ personaggi politici. Se ci si concentra solo sulle elezioni presidenziali forse non è facile notare tale aspetto, ma se si guarda più in attenzione alle elezioni per il congresso e per i governatori dei vari stati è difficile mancarlo.

Gli ultimi tre-quattro anni hanno visto il panorama politico americano in costante flusso: il crollo della ‘right nation’ (il dominio repubblicano del congresso), il ritorno dei Democratici al comando di tutte e due le camere e la presidenza, la candidatura di Barack Obama, l’emergere dei ‘Tea Party’, ed il rapido declino dei Democratici. Ma questa non è la notizia piu’ interessante per il futuro della politica in America. Negli ultimi due anni una nuova figura è entrata sulla scena, il cui obiettivo primario è ritrovare la solvibilità fiscale dello stato americano ed il ritorno degli Stati Uniti ad una politica fiscale responsabile che promuova la crescita economica, la produttività ed la libertà di scegliere il proprio destino. In caso vi siano dubbi, no, non stiamo parlando del presidente Obama, ma del deputato (Congressman) Paul Ryan del primo distretto del Wisconsin.

Col suo nuovo piano economico ‘A roadmap for America’ si è fermamente stabilito come il difensore dei principi economici liberali classici, conservatori, contro la crescita e l’intrusione dello stato nella vita dei cittadini americani, non usi, come siamo qui in Europa, alla gargantuesca dimensione dell’amministrazione pubblica. Un repubblicano ed un conservatore fiscale vero, erede delle idee Reaganiane, con un obiettivo preciso: mettere l’America di nuovo sulla strada della sostenibilità, e risolvere così il problema del debito pubblico, il problema della sanita’, il problema pensionistico – in poche parole il suo piano renderebbe la ‘Social Security’ solvibile. Il suo è l’unico piano presentato da Democratici o Repubblicani che consegua tale obiettivo di lungo termine – è stato analizzato e contro-analizzato da vari istituti, incluso il CBO (Congressional Budget Office).

E quando è emerso che il piano di Ryan è il migliore in circolazione, i Democratici, in crisi di idee e sotto pressione in tutti sondaggi, non hanno potuto fare altro che criticarlo, deriderlo o ignorarlo. Per essere sinceri il Presidente Obama ha riconosciuto in un discorso in Febbraio Ryan come un valido ‘opponente’, con idee interessanti, ma solo per poi criticarlo senza remore – ma al tempo stesso senza scalfirlo più di tanto, visto che le sue stesse critiche non reggono ad un attento scrutinio. Cosa che Paul Ryan ha puntualmente fatto e fa ogni volta che qualcuno lo attacca. Più viene criticato e più la sua immagine cresce con le sue puntuali risposte. E tutto questo a dispetto di media sicuramente non favorevoli alla sua causa. Non viene realmente promosso dai MSM (Main Stream Media) i quali sono notoriamente in America di centro-sinistra, ma nemmeno da quelli più tradizionalmente di destra (per esempio Fox news).

In realtà parte della destra americana e molti dei suoi colleghi repubblicani non sono totalmente in accordo con le sue idee – le vedono quasi come troppo radicali. Molti Repubblicani preferirebbero una buona dose di populismo alla dura realtà delle idee di Ryan – ma abbiamo visto dove il populismo sta portando Obama. Nonostante lo scarso supporto dei media, attraverso i vari mezzi di comunicazione non tradizionali (vedi blog o altri mezzi via internet come facebook – chi scrive è stato fra i primi “amici” di Ryan, due anni fa, quando aveva solo 100 fan, ora ne ha più di di 10,000), ed i tea party, Ryan si sta facendo conoscere e siamo pronti a scommettere che la sua figura diventerà presto il portavoce dei conservatori ‘fiscali’ (i deficit hawks) e si spera in un non troppo lontano futuro di tutti i repubblicani. Forse non per una candidatura nel 2012 (Ryan finora ha continuato a ripetere di non essere interessato) ma almeno come guida ‘filosofica” (in materia economica) del partito, pronto per una elezione nel 2016 (da ricordare che Ryan ha solo 40 anni).

Ma Ryan non si limita solo a cercare una soluzione ai problemi economici del paese, lui sta anche portando avanti un progetto di rigenerazione del partito repubblicano. Assieme a Eric Cantor e Kevin McCarthy hanno fondato e stanno guidando il programma Young Guns – per trovare giovani talenti politici pronti a guidare il partito repubblicano nel futuro. Nel 2007 Fred Barnes, uno dei più autorevoli commentatori di destra in America, che scrive per lo Weekly Standard, aveva presentato i tre giovani politici (Paul Ryan, Eric Cantor e Kevin McCarthy), provenienti da diverse parti dell’America, come le ‘Young Guns’, le nuove promesse della destra americana: i tre condividevano e condividono i principi ed ideali di un conservativismo fiscale, un interesse e programmi per riparare i fallimenti sistemici dello stato e del suo apparato di welfare ed un’ abilità di connettersi con i giovani. Il trio, ispirato dalle parole di Barnes, hanno poi deciso di fondare un programma per scoprire e supportare le giovani leve e le promesse del partito Repubblicano. Alle elezioni del 2008 il programma ha dato supporto a 24 candidati, quattro dei quali sono stati poi eletti. Più di 50 sono oggi i membri del programma (ufficiali oppure ‘on the radar’). Il programma sta avendo successo e se continuasse a tale passo potrebbe progressivamente portare addirittura ad una riforma dello stesso partito Repubblicano (o almeno di una sua buona parte).

Cosa si può imparare allora da tale esperienza in America? Cambiando velocemente teatro e guardando più vicino a casa nostra, e tenendo bene in considerazione la differente situazione politica, saremmo in grado oggi di trovare il Paul Ryan d’Italia? Dove si trova un giovane politico con idee nuove, serie, coraggiose ed ambiziose? Quali sono le Young Guns della destra e del centro-destra Italiano? Lanciamo in questa occasione una sfida, o almeno lanciamo una ricerca nel panorama politico italiano per tali figure – non stiamo di certo dicendo che tali figure manchino. Il centro-destra in Italia non è come in America all’opposizione ed in crisi di idee come lo era il partito Repubblicano nel 2007-2008. Ma al tempo stesso la politica italiana in sé ha bisogno di giovani leve, di nuove e coraggiose idee, e di nuove figure che ispirino i giovani a ritornare alla politica. Andiamo allora in cerca del Paul Ryan e delle Young Guns d’Italia. La sfida è aperta.

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